Il restauro della chiesa di Santa Pelagia
Il restauro della chiesa di Santa Pelagia

L'Opera Munifica Istruzione, d'intesa con la Curia Arcivescovile di Torino, con i preziosi contributi della Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Regione Piemonte e Comune di Torino, ha promosso un importante intervento di restauro e rifunzionalizzazione della Chiesa di Santa Pelagia , del Coro e del complesso del Convento delle monache agostiniane.
Gli interventi hanno occupato lo spazio di quasi dieci anni.

IL COMPLESSO DEL CONVENTO

Il convento di Santa Pelagia, posto nell'ampliamento orientale della città, fa parte di un impianto di ampio rilievo della invenzione urbanistica della città barocca ove Via Po rappresenta il margine, mentre Via Maria Vittoria è l'asse compositivo principale e la Piazza Carlo Emanuele II (Carlina)   la cerniera.

Secondo l'intuizione progettuale del Robilant il convento e la chiesa, sia pur decentrati, dovevano apparire quale evento eccezionale nell'impianto urbanistico citato. Ciò è rilevato dalla sapiente collocazione del pronao nella sua visione frontale e assiale al sistema geometrico generato dalla piazza.

Un artificio scenografico inusuale, nella Torino barocca, colloca l'asse compositivo della chiesa in una successione di spazi sempre più interni, scavati nell'isolato ma distinti e legati saldamente al sistema delle gallerie interne.

Questa articolazione geometrica a griglia, non viene mai smentita anche negli interventi di completamento che si sono succeduti. Dunque particolare valore assumono i due portali laterali al pronao che, intenzionalmente, aprono a prospettive interne, lasciando intendere una geometria ormai consolidata negli edifici conventuali entro le mura della città. Con fantasia si può ricostruire l'impianto generale, in cui chiesa, chiostri, corti si legano saldamente alla cultura costruttiva tardo settecentesca.

Si è inteso il restauro come processo integrato in cui, alla restituzione della luminosità originale agendo sulle partiture dipinte, sugli elementi accessori lapidei e lignei, sulle tele e sulle cornici, si è intervenuti anche sull'adeguamento impiantistico e sulla dotazione di un confort funzionale ai ruoli istituzionali che l'Ente svolge. Particolare riguardo si è rivolto alla messa in evidenza all'accessibilità degli articolati percorsi e delle vie di fuga per la sicurezza degli spettatori.

Il restauro dell'intero impianto conventuale, completato nei suoi elementi essenziali, lascia ancora incompiute e interrotte alcune articolazioni (chiostro, gallerie, cripte, ecc.) che si completeranno saldando convento e chiesa in un complesso unitario esteso sulla maggior parte dell'isolato di Santa Pelagia.

LA CHIESA

Il complesso architettonico, all’inizio dei lavori, presentava un’immagine svilita, impoverita, sia per la opacità dei colori originali, sia per i troppi strati pittorici che impedivano la lettura dell’opera. Il restauro, avviato dal 1998, ha restituito quella intensa luminosità che le scorie del tempo avevano cancellato.

I saggi stratigrafici, eseguiti durante i lavori, hanno messo in parziale evidenza le partiture originarie pensate dal Robilant di cui si sono conservate, a memoria, alcune testimonianze visibili nella cupola del presbiterio.

Tutte le emergenze artistiche dell’aula sono state oggetto di un attento restauro: gli altari, le balaustre, le acquasantiere in marmo, al fine di restituirne i colori originali; le tele settecentesche degli altari, dipinte da Vittorio Blanchery (1771).

Particolare attenzione è stata posta nel restauro del Coro contornato da stalli in noce sormontati da balconata lignea decorata con un pregevole bassorilievo in papier marché raffigurante l’Annunciazione (G.B. Rajneri e G. Cattarello, 1773) e il grandioso dipinto di Vittorio Amedeo Rapous, raffigurante il Beato Amedeo di Savoia tra i mendicanti che intercede presso la Vergine.

Le sculture lignee, il portone di ingresso, la cantoria e il pulpito hanno riacquistato l’assetto originario; agli stucchi dei capitelli e delle lesene è stata restituita consistenza e ruolo nella composizione cromatica della Chiesa. Il pronao, che si affaccia su Via San Massimo, è stato riportato al suo effetto scenico originario. Molti sono gli oggetti e i manufatti recuperati ma il dato significativo, al di là del singolo valore artistico, è il risultato armonioso complessivamente ottenuto.

Le persone che hanno contribuito al restauro

Si rimarcano per la preziosa azione di tutela Paola Salerno, direttore della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, e Cristina Mossetti, direttore storico dell’arte della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e etno antropologico.

Le opere di restauro dell’aula sono state eseguite con competenza da Edilrestauri S.r.l. (Altavilla Vicentina), mentre i restauri delle tele sono stati restituiti da Giorgio Gioia (altare maggiore) e da Michelangelo Varetto del Consorzio S. Luca (altari laterali).

La progettazione e la direzione artistica sono state curate dal Prof. Arch. Agostino Magnaghi coadiuvato dagli architetti Marina Locandieri e Antonino Mannina.

Il direttore dell’Opera Luciano Rocchietta ha svolto il compito di Responsabile unico del procedimento.

L’operazione di recupero e salvaguardia di questa importante porzione del patrimonio artistico torinese è stata resa possibile dalle grandi energie profuse dalle persone che negli anni, in qualità di volontari, hanno fatto parte del Consiglio di amministrazione dell’Opera:
Rosanna Balbo Presidente pro tempore in carica, Marilena Palestro (Presidente dal 1991 al 1995) Pier Paolo Filippi (dal 1999 al 2002) e tutti i Consiglieri succedutisi nel tempo: Emilia Pozzo, Barbara Bucchioni, Gianfranco Dalla Gassa, Maurizio Maffei, Roberto Romano, Stefania Berta, Claudio Mellana, Isabella Moschetti, Massimo Novarino, Vincenzo Pollone, Maria Piera Ferraris, Maria Rosa Guerrini, Maria Teresa Mignone e Laura Francisca ed altri.